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“Cavalli più veloci” o una mobilità diversa?

L’esperienza a contatto con i clienti e con i gestori di infrastrutture mi ha sempre lasciato sulla linea di confine fra quello che vuole l’uno e quello che desidera l’altro.

Se inseriamo la variabile “Segmento di business”, i due mondi divergono o convergono.

La garanzia di avere una strada libera da traffico, di trovare il posto libero per la propria auto e tutto questo a costo zero, sono ovviamente le richieste degli utenti che si scontrano principalmente con la necessità di creare tornaconto da parte di chi mette a disposizione un determinato servizio.

La differenza principale fra i due non sono tanto la necessità, ma i ruoli. I gestori creano soluzioni e gli utenti ne usufruiscono. Sono i primi i veri ideatori, che cercano di portare a se una clientela fidelizzata.

Qual è dunque il driver che spinge i gestori?

Sicuramente il miglioramento della vita delle persone è una delle priorità, sintetizzato nella “User Experience”, rendendo le soluzioni alla portata di tutti. Se si è sufficientemente al passo con le esigenze di mercato, il tornaconto arriva.

Da anni il concetto di green ha fatto la sua comparsa nelle “big industries” che dapprima ne hanno fatto un badge da applicare alla loro ragione sociale, fino a trasformarsi in veri e propri promotori di sostenibilità e di pensiero etico.

Nel comparto della Mobilità però vanno considerati ulteriori fattori che hanno uno sviluppo parallelo al fattore dell’eco sostenibilità.

In un interessante discorso tenuto da Bill Ford (si, proprio il pronipote di tale Henry Ford dell’omonima casa automobilistica) nel 2011, si ponevano le basi per affrontare il problema dell’incremento del numero di veicoli a livello mondiale, facendo una semplice e analitica considerazione:

“Oggi ci sono circa 6,8 miliardi di persone nel mondo. Nel corso della nostra vita vedremo quel numero lievitare a 9 miliardi. Con la popolazione a quei livelli si dovrà affrontare il problema dei limiti della crescita. E assieme alla crescita dovremo affrontare altri problemi pratici, uno dei quali è che il nostro sistema di trasporto non sarà all’altezza della situazione.”

Ford continua dicendo:

“Oggigiorno nel mondo ci sono circa 800 milioni di automobili. Con l’aumentare della popolazione e del livello di benessere nel mondo, quel numero è destinato a crescere tra i 2 e i 4 miliardi di macchine entro la metà del secolo.”

Dando seguito ad ulteriori numeri spiegò che la durata media di un trasferimento si sta incrementando.

Già nel 2011 ci si interrogava sull’inefficacia del modello di mobilità. Oggi vediamo un cambiamento nella tipologia di veicoli, vedendo le auto elettriche o ibride passare al 16% del parco auto circolante. Un ottima notizia, senza dubbio, ma cosa si sta facendo per la mobilità?

Attualmente, soprattutto nelle metropoli viviamo nel traffico, magari seduti su un auto ibrida, ma sempre nel traffico siamo e a livello mondiale avremo pure sempre entro fine secolo 4 miliardi di veicoli circolanti.

La necessità pertanto di un urgente riflessione su quelle che sono le infrastrutture o le soluzioni alternative alla mobilità.

Ford aggiunge poi:

“Il mio bisnonno un volta disse, prima di inventare il Modello T, “Se io avessi chiesto alla gente cosa voleva, mi avrebbe risposto “Vogliamo cavalli più veloci.” 

Da questa affermazione nasce una riflessione. Abbandonare l’attuale modo di analizzare e affrontare il concetto di mobilità, riprogettando le città del futuro. Costruiremo macchine intelligenti, ma dovranno essere intelligenti anche le strade, i parcheggi, i sistemi di trasporto pubblico. Non vogliamo e non vorremo passare il tempo bloccati nel traffico, ai caselli o alla ricerca di un parcheggio. C’è bisogno di un sistema integrato che usi i dati in tempo reale per ottimizzare la mobilità personale su grandissima scala senza inconvenienti o compromessi per i viaggiatori. 

Quale sarà il modello del futuro?

A tutti gli effetti questo “modello” è un sistema che renderà sostenibile la mobilità personale. 

Gli attuali studi sulla guida autonoma e in generale sull’interconnessione dei veicoli per creare una rete di informazioni che agevolino l’esperienza del viaggio o del trasferimento fanno ben sperare. Le tecnologie 5G in pieno sviluppo faranno la parte del leone in questa transizione.

La soluzione non verrà da una persona o da un gruppo. Ci vorrà una nuova politica energetica nazionale, perché le soluzioni saranno diverse in ogni paese in base al reddito pro capite, ai livelli di congestione e anche ai livelli di integrazione dei sistemi esistenti. Ma dobbiamo cominciare e le infrastrutture dovranno essere adeguate per adattarsi a questo futuro flessibile. 

Ma nella mia testa gira ancora una frase: “Vogliamo cavalli più veloci.”