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I nuovi confini del mondo non sono muri. Come la connettività ridefinisce i confini di un paese.

Poco tempo fa ho ascoltato un accalorato discorso di Parag Khanna. E’ un futurista geopolitico che prevede un mondo in cui megalopoli, catene di approvvigionamento e tecnologie connettive ridisegnano la mappa lontano dagli stati e dai confini. Parlando di un futuro dove i confini non saranno dettati da muri ma da connessioni più o meno “aperte”, mi ha stimolato a fare un ragionamento sul tema della mobilità e delle smart cities.

Negli ultimi 30 anni l’avvento di internet a livello di massa e l’utilizzo di reti dati cellulari hanno di fatto dato il via alla digitalizzazione. Ma è negli ultimi cinque che c’è stata un’accelerazione rivedendo con una visione più ampia il potenziale delle connessioni.

Si è iniziato dunque a parlare di interconnessione con l’IoT, di banda larga, con progetti stellari quali Starlink e Blue Origin, di comunicazioni cellulari in 5G, reti globali e Big Data.

Ognuna di queste soluzioni tecnologiche ha alla base la necessità di ampliare gli orizzonti del singolo utilizzatore, coinvolgendolo in un netowrk infinito e sempre connesso.

“Si, ma posso anche vivere senza” – questa affermazione ritengo che stia perdendo sempre più valore.

Ipotizziamo di voler trascorrere una settimana, non dico un anno, lasciando il nostro attuale stile di vita e spegnendo semplicemente il nostro telefono, ci sentiremmo i primi tempi dei supereroi moderni che rifiutano seppure per breve tempo l’uso della tecnologia, ma nel breve, anzi brevissimo termine, ci renderemmo conto di quanto la connettività è entrata nel nostro quotidiano. Connessioni sociali e professionali, accesso a dati personali (bancari, medici, ecc), pagamenti, acquisti abituali, intrattenimento, ricerche e apprendimento sarebbero di colpo azzerati, aumentando di gran lunga l’impegno e lo stress nel ricercare le informazioni in modo “analogico”.

Siamo dunque ad un punto dove non si sta ponendo se accettare o meno la tecnologia, ma come poter rendere questa innovazione, facile, fruibile e senza confini.

Il primo punto di analisi è l’infrastruttura esistente

Attualmente disponiamo di 64 milioni di chilometri di strade, 4 milioni di chilometri di ferrovie, 2 milioni di chilometri di condotti e 1 milione di chilometri di cavi internet. E i confini internazionali? Abbiamo meno di 500,000 chilometri di confini. 

Quelli che una volta erano confini naturali, sono stati abbattuti o attraversati da strade, collegamenti aerei o ferroviari (basti pensare ai piani del buon vecchio Elon Musk sul progetto Hiperloop di collegare 600 km in mezz’ora). I confini linguistici e culturali, seppur lentamente si stanno affievolendo, lasciando spazio a generazione multiculturali, abituate a viaggiare e a confrontarsi con etnie sempre diverse.

Ciò che rende veramente “confinato” un paese è il suo accesso alle infrastrutture di rete e ai collegamenti col mondo esterno.

Anche su questo fronte il progetto Starlink e Blue Origin stanno ponendo le basi per poter dare accesso alla comunicazione a chiunque, in qualunque punto del globo.

L’evoluzione delle città

Le città andranno ad inglobare i paesi limitrofi, subendo di fatto un’ espansione omogenea, aumentandone così l’ampiezza e definendo i confini come sempre più sottili e indefiniti. Gli esempi nel mondo sono molteplici: la Silicon Valley, polo tecnologico per eccellenza parte a Nord di San Francisco, scende fino a San Jose e attraversa la baia fino a Oakland. Los Angeles ora supera San Diego oltre il confine messicano fino a Tijuana. Oggi San Diego e Tijuana condividono un terminal aeroportuale dove si può uscire in ognuno dei due paesi. Infine, una rete di treni ad alta velocità può connettere l’intera dorsale pacifica. La megalopoli del nordest degli USA comincia a Boston, attraverso New York e Philadelphia fino a Washington. Contiene più di 50 milioni di persone e anch’essa ha progettato una rete di TAV.

Ma è in Asia che vediamo le megalopoli fondersi davvero. Questa striscia continua di luce che da Tokyo a Nagoya a Osaka contiene più di 80 milioni di persone e quasi tutta l’economia giapponese. Per ora è la megacittà più grande al mondo.

Ma in Cina, questi agglomerati si stanno unendo con un popolazione che arriva ai 100 milioni di persone. L’anello di Bohai intorno a Beijing, Il delta dello Yangtze intorno a Shanhai e il delta del Pearl, che si estende da Hong Kong a Guangzhou, a nord. E al centro, l’agglomerato di Chongqing-Chengdu, la cui impronta geografica è quasi pari all’estensione dell’Austria. Altri esempio si possono enumerare, da Istanbul a Delhi e Mumbai, da Tehran a Il Cairo e lo stesso si può dire per le mega city della penisola araba che stanno sviluppando tecnologie e tipologie di città in linea coi principi dell’interconnessione sia fisica che digitale.

Come sfruttare le connessioni nelle megacittà

Attualmente le infrastrutture sono dimensionate per una popolazione mondiale di tre miliardi contro l’attuale popolazione di 7/8 e gli investimenti nelle infrastutture tecnologiche aumenteranno a 9 miliardi di dollari all’anno entro il prossimo decennio, per seguire il trend di crescita che dovrebbe portare la popolazione a circa 9 miliardi di persone. In pratica costruiremo più infrastrutture nei prossimi 40 anni, di quanto abbiamo fatto nei passati 4000. 

Al fine di ridefinire lo “spazio” di un paese e necessario analizzare i flussi di persone, di denaro, di tecnologia che aiuta quel paese , come economia e come cultura. Andrebbero tracciate le abitudini e i costumi, evidenziandone i cambiamenti, raccogliendo questi dati e analizzandoli si scoprirebbero interessanti variazioni sulle tradizioni e le usanze di un popolo. Ci si accorgerà che culturalmente alcuni paesi si sono avvicinati ad altri, seppure geograficamente ben distanti.

Le città stanno imparando l’una dall’altra. Come costruire edifici a consumo energetico zero, come sviluppare sistemi di car-sharing elettrici, come gestire e ottimizzare le risorse a disposizione. Nelle grandi città cinesi c’è un tetto massimo di auto che possono circolare. In molte occidentali, l’uso di mezzi privati è altamente disincentivato. Le città sono state parte del problema, ora sono parte della soluzione. 

Molti leader lungimiranti hanno capito che la interconnessione è un’opportunità, intravedendo la possibilità del turismo digitale, del consentire professioni diverse in parti assolutamente distanti del globo, rendendosi disponibili su più aree. Ogni giorno, centinaia di milioni di persone si connette e lavora con gente che non ha mai incontrato. Più di un miliardo di persone attraversa i confini ogni anni, e questo numero salirà a 3 miliardi nel prossimo decennio.