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Iniziamo a trovare un posto auto in città (con Google).

Pebble

Quando ero bambino abitavo nel centro storico della mia città, Bologna e per quanto essa non sia una megalopoli ha da sempre sofferto del problema dei parcheggi. Ricordo al rientro verso casa, i giri interminabili che i miei genitori facevano attorno all’isolato per trovare un posto libero, fermandosi molto spesso ad attendere che un posto visibile si liberasse.

All’epoca i parcheggi in struttura non erano così diffusi e la sosta su strada era regolata da parcometri, si proprio i classici parcometri a monete con il disco orario rosso che ne scandiva la durata. Ovviamente non c’erano sistemi di navigazione o cellulari, pertanto la ricerca del posto auto era come andare a pescare, ci voleva pazienza e fortuna.

Con il passare degli anni si sono affacciati gestori che hanno trasformato strutture fatiscenti cittadine in opportunità per la città, riqualificandole e dando una nuova destinazione d’uso, fornendo di apparecchiature per la gestione della sosta ogni area disponibile allo scopo.

Oggi però si sta pensando sempre più a fornire non un ricovero per la propria auto, ma una valida alternativa all’acquisto di garage che sempre più spesso sono di dimensioni ridotte e poco fruibili.

Così si sta passando dal concetto del posto auto a quello del servizio volto alla sosta, prolungata o temporanea e in questo scenario la transizione da hardware a software è ormai un non argomento.

In tutti i settori si sta volgendo più al servizio che alla vendita vera e propria di un componente. O meglio, il componente è volto alla realizzazione di un servizio che di fatto diventa più importante del prodotto in sè.

Nel campo della mobilità si sta evolvendo il concetto della sosta, che sia on street (parcheggi in strada) o off street (parcheggi in struttura), il controllo degli accessi sta migrando da sistemi di automazione completi di ingressi, uscite e casse automatiche, verso sistemi free flow e pagamenti via app.

Una netta evoluzione di questo concetto lo sta applicando come prevedibile, Google, che, con una delle sue mille società, Sidewalks Labs, ha sviluppato un concetto tanto semplice quanto utile.

Cosa fa?

La possibilità di guidare l’utente non solo verso una località preimpostata in Google Maps, ma addirittura verso il parcheggio o lo stallo libero in zona. Stiamo parlando dell’uso combinato dell’attuale tecnologia di geolocalizzazione che ormai ciascuno di noi ha in tasca, Maps appunto, associato a hardware locali, denominati Peeble, che, una volta installati sullo stallo, ne indicano lo stato libero o completo.

Soluzioni di conteggio del posto singolo ne è pieno il mercato, ma Peeble va a colmare e integrarsi in un segmento di servizi all’utente che esula da impiantistica dedicata e che diventa parte integrante per la ricerca del tanto sospirato posto libero.

Se i parcheggi in struttura, oggi tramite diverse applicazioni, fornite da gestori o produttori, possono fornire informazioni sulla disponibilità dei loro spazi, per quel che riguarda l’on street è un altra cosa. Entrambi, comunque, non supportano nativamente l’indirizzamento tramite Google Maps, ma si appoggiano, eventualmente, a questo servizio, reindirizzando le richieste del cliente.

Cosa non da poco se pensiamo al potenziale che può offrire questo servizio se messo a disposizione dei centri storici o di zone ad alto tasso abitativo e basso numero di posti auto.

Come lo fa?

Pebble fornendo dati in tempo reale sulla disponibilità dei parcheggi, aiuta a ridurre il ricircolo dei veicoli e a creare zone di parcheggio condiviso. Il design a bassa infrastruttura di Pebble lo rende anche più facile da installare e meno costoso dei sensori stradali esistenti sul mercato. Il produttore garantisce un’autonomia di anni a tutto vantaggio dei costi di manutenzione.

Il gateway necessario a raccogliere i dati dei sensori funziona a energia solare e utilizza la rete cellulare per il trasferimento dati, quindi può essere legato a un palo senza necessità di cablare nuovi fili o effettuare nuovi scavi, elemento critico nei centri cittadini.

Una volta sul posto, i sensori Pebble segnalano la presenza (o l’assenza) di un veicolo in tempo reale. Questo è tutto ciò che Pebble raccoglie: la presenza o meno di un veicolo. Non essendoci telecamere il tema della privacy è di fatto superato, restituendo solamente lo stato occupazionale.

Se questo concetto diventasse un ecositema cittadino, integrato con i sistemi di sosta in struttura, come utenti, avremmo accesso non solo alla navigazione verso le nostre destinazioni, ma anche verso lo stallo libero e perchè no, conoscendone la tariffa e potendo poi pagare con i nostri dispositivi mobili.

Credits: https://www.sidewalklabs.com/insights/introducing-pebble-a-low-cost-way-to-manage-parking-and-curbs