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Auto connesse? Possibile con il Vehicle to X (V2X)

auto connesse alla rete

Non sarà sfuggito ai più attenti vedere che alcuni produttori di componenti chiave dell’informatica, quali i processori, hanno divisioni che stanno lavorando sull’ IoT e sulla connettività.

Si sono già definite le terminologie che individuano i vari tipi di comunicazione (V2X):

  • veicolo-veicolo (V2V)
  • veicolo-infrastruttura (V2I)
  • veicolo-pedone (V2P)
  • veicolo-cloud (V2C)

Cosa si intende per V2V

Prendiamo in esame proprio questa tecnologia, come più attinente in materia di intercomunicazione e smart mobility.

La comunicazione da veicolo a veicolo (V2V) permette a questi di scambiarsi, in modalità wireless, informazioni sulla loro velocità, posizione e direzione. La tecnologia dietro la comunicazione V2V permette ai veicoli di trasmettere e ricevere messaggi omni-direzionali (fino a 10 volte al secondo), creando una “consapevolezza” a 360 gradi degli altri veicoli nelle vicinanze e rendendo il parco auto circolante un ecosistema vivo e predittivo. I veicoli dotati di un software appropriato possono utilizzare i messaggi dei veicoli circostanti per determinare potenziali minacce d’incidente mentre si sviluppano. La tecnologia può quindi impiegare avvisi visivi, tattili e acustici – o una combinazione di questi avvisi – per avvertire i conducenti che potranno agire per evitare gli incidenti.

La comunicazione V2V estende e migliora i sistemi di prevenzione degli incidenti attualmente disponibili che usano radar e telecamere per rilevare le minacce di collisione e con una portata di oltre 300 metri possono rilevare i pericoli oscurati dal traffico, dal terreno o dal tempo. Questa nuova tecnologia non solo aiuta i conducenti a sopravvivere a un incidente, ma li aiuta a evitarlo del tutto.

I veicoli che potrebbero usare la tecnologia di comunicazione V2V vanno dalle automobili ai camion, dagli autobus fino alle motociclette. Anche le biciclette e i pedoni potrebbero un giorno sfruttare la tecnologia di comunicazione V2V per migliorare la loro visibilità agli automobilisti. Inoltre, le informazioni sul veicolo comunicate non identificano il conducente o il veicolo, e sono disponibili controlli tecnici per scoraggiare il tracciamento del veicolo e la manomissione del sistema.

Guardando alle statistiche cii sono stati 6,5 milioni di incidenti nel 2017, con 37.133 morti e 2,7 milioni di feriti. Le tecnologie dei veicoli connessi forniranno ai conducenti gli strumenti necessari per anticipare i potenziali incidenti e ridurre significativamente il numero di vite perse ogni anno.

Tecnologie futuristiche ma già disponibili.

Già al CES di Las Vegas, nel 2019, Qualcomm Technologies ha presentato quale sia il potenziale della tecnologia C-V2X con presentazioni, demo, discussioni e una vasta gamma di prodotti C-V2X, illustrando i modi in cui la tecnologia C-V2X (vehicle-to-everything) contribuirà a modellare il futuro dei trasporti.

Oltre a Qualcomm anche Bosch sta facendo da driver su questo campo.

Sostenere la sicurezza basata sul cloud, le informazioni, l’intrattenimento e i servizi connessi all’auto con la comunicazione V2C. Tale tecnologia aiuterà a gestire praticamente tutto, dagli aggiornamenti del firmware all’autenticazione di sicurezza, dalla localizzazione dei posti di parcheggio alla garanzia delle prenotazioni, con il potenziale di affrontare il tema della sicurezza degli utenti in maniera proattiva e preditiva.

Interconnessioni, tutte intorno a noi.

Per avere una visione più olistica è necessario guardare oltre e cioè verso le infrastrutture che ospitano i veicoli e cioè le strade intelligenti o Smart Road.

La Smart Road è una nuova concezione di strada intelligente che punta a consentire comunicazione e interconnessione tra i veicoli che la percorrono. Nelle strade intelligenti, per agevolare flussi e trasporti, devono essere implementati sistemi di rilevazione del meteo e del traffico in modo che i viaggiatori possano richiedere in tempo reale informazioni su condizioni stradali, del traffico o altre particolari situazioni. Inoltre le smart road puntano a fornire: servizi di deviazione dei flussi di traffico nel caso di incidenti; suggerimenti di strade alternative, interventi sulle velocità per evitare situazioni di traffico, gestione di accessi, parcheggi e rifornimenti e garantire interventi tempestivi in caso di emergenze.

In Italia il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha istituito da qualche anno l’Osservatorio tecnico di supporto per le Smart Road e per il veicolo connesso e a guida automatica.

E’ stato istituito con un decreto direttoriale del 4 maggio 2018 ed è presieduto dal Direttore Generale per i sistemi informativi e statistici del MIT Mario Nobile. Tra le sue competenze rientrano il monitoraggio e la supervisione dei progetti sia presenti che futuri su tutto il territorio nazionale in ambito smart road e la sperimentazione su strada pubblica dei veicoli autonomi, il supporto tecnico e giuridico, la promozione della cooperazione fra le 5 strutture pubbliche e private di riferimento, la tenuta e l’aggiornamento dell’elenco delle infrastrutture definite “smart road”. La missione è fornire una direttrice unica per gli investimenti pubblici, concentrando le risorse economiche, nazionali e comunitarie verso obiettivi coordinati e condivisi a livello centrale, utili al sistema Paese.

Quali sono i maggiori promotori nel V2X?

Non è solamente il ministero a prestare attenzione a quanto avviene sulle arteria di propria competenza ma è anche chi produce veicoli che in questo ambito si confronta.

E’ il caso di Next Future Transportation una start up italiana con sede a Padova, già attiva a livello internazionale in questo settore e interessata a sperimentare i suoi mezzi innovativi anche in Italia. Nello specifico, il mezzo di trasporto su strada denominato “NEXT” mira a sviluppare un nuovo sistema di trasporto pubblico locale, sostenibile, intelligente e flessibile in quanto adattabile alle esigenze della collettività. Tale sistema ha già visto la sua applicabilità a Dubai, che verrà implementato a breve come sistema di mobilità pubblica a guida autonoma.

Uno dei molti argomenti affrontati da Next è relativo all’utilizzo effettivo dei mezzi pubblici. Nelle ore di punta i mezzi di trasporto pubblico sono fin troppo affollati, ma, quando il picco di affluenza è passato, oppure nei giorni festivi, è frequente vedere autobus che circolano semi-vuoti. Uno spreco di risorse e un impatto negativo per l’ambiente.

Come soluzione Next propone la possibilità di aggancio e sgancio automatico delle vetture attraverso un sistema di guida autonoma. Come in una specie di “Lego della mobilità”, gli innovativi mezzi possono essere unificati in un unico “trenino”. Inoltre a bordo può salire un guidatore professionista, ma anche un utente che, a quel punto, può usufruire del mezzo come se fosse uno sharing. E i viaggiatori all’interno? Possono fare car jumping, passando da un veicolo all’altro come se prendessero una coincidenza, ma senza scendere dal mezzo.

Anche la compagnia francese Navya, azienda produttrice di mezzi di trasporto autonomi e fornitrice di soluzioni innovative di mobilità intelligente e condivisa, è fortemente intenzionata a sperimentare sulle strade pubbliche italiane i propri shuttle bus chiamati “Autonom Shuttle”, così come già avviene da tempo in molti altri Paesi del mondo, Europa inclusa. Navya ha colto l’occasione della sua presenza in Italia nel marzo 2019 per presentare il mezzo anche ad alcuni rappresentanti del MIT e dell’Osservatorio, approfondendone il funzionamento e l’avanzata tecnologia, soprattutto in termini di sicurezza stradale.

Tali mezzi attirano le attenzioni delle pubbliche amministrazioni, che vedono l’opportunità concreta di mettere a disposizione dei cittadini uno o più veicoli d’avanguardia nel trasporto pubblico locale. Il Comune di Merano in Italia, ad esempio, ha sperimentato di recente questo mezzo su uno specifico tratto di strada chiuso al traffico, fornendo un servizio innovativo di trasporto pubblico urbano di massa.

Anche la startup americana Local Motors ha sviluppato minibus a guida autonoma chiamato “Olli”, manifestando interesse a sperimentare anche in Italia, dopo Washington e, di recente, nel quartiere berlinese di Schöneberg. Nel 2019 si è avviato un primo contatto conoscitivo con alcuni membri dell’Osservatorio, durante il quale sono state approfondite, anche in questo caso, tematiche prettamente giuridiche e tecniche.

Luci puntate sui Big Data

La mole di dati da gestire, fra veicoli, strade e terze parti è mastodontica, ma ci viene in aiuto i data center che si occupano proprio di Data Analysis.

Secondo uno studio diffuso da Ford, grazie all’utilizzo dei big data sarebbe possibile determinare con largo anticipo le aree “più critiche” in termini di traffico e incidenti a Londra e nella sua area metropolitana, ogni giorno.

In riferimento ai costi diretti ed indiretti legati al traffico, i ricercatori hanno addirittura ricalcolato il danno in quasi 10 miliardi di sterline l’anno. In Italia, a luglio 2017, è stato siglato un accordo tra Roma Servizi per la Mobilità e InfoBlu, società del gruppo Telepass, per sperimentare una piattaforma digitale satellitare integrata per il controllo della mobilità nella capitale. La piattaforma, che integra le informazioni ricavate dai sensori mobili di Infoblu con le informazioni di Roma Servizi, è stata uno dei primi esempi di Internet of Things applicata ai Big Data.

Secondo quanto riportato da CorCom, infatti, nell’ultimo anno il nostro Paese ha raddoppiato gli sforzi per investire sulle “vie connesse”. Anas ha firmato la convenzione con Open Fiber per la realizzazione le infrastrutture di rete in fibra ottica, anche per conto di Open Fiber, permettendo così di ridurre il digital divide. Il programma Anas prevede una prima fase di posa della fibra ottica (spenta) fino a circa 3.000 km di rete, a partire dall’anno in corso. Non solo. Anas ha messo sul piatto 140 milioni di euro per una procedura di Accordo quadro relativa alla fornitura e installazione di sistemi tecnologici avanzati per l’infomobilità e la sicurezza lungo circa 2.500 km di rete Anas distribuiti su tutto il territorio nazionale.

L’Italia, inoltre, con il Brennero parteciperà al progetto Ue delle “autostrade 5G” per la mobilità connessa e automatizzata: l’iniziativa prevede una prima serie di corridoi di prova su larga scala per lo sviluppo delle tecnologie 5G che consentono tra l’altro la guida automatizzata di mezzi di trasporto pesanti come i camion.

Le smart road sono il tassello chiave del piano Cooperative Intelligent Transport Systems della Ue che ha come obiettivo quello di rendere le strade europee sempre più intelligenti per fare in modo che l’auto possa comunicare con le infrastrutture stesse. Un sistema, questo, che si muoverà grazie all’Internet of Things e alle comunicazioni via 5G e in cui tutto è connesso: dal semaforo fino al cartello stradale. I sensori delle vetture permetteranno dunque agli utenti di ricevere quante più informazioni possibili, dagli aggiornamenti sul traffico fino alla velocità di marcia ottimale.

Questo è il futuro, non lontano, che ci attende sulle strade.