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Starlink ha (quasi) raggiunto la copertura globale.

Satellite

Per chi ancora si chiedesse cosa sia Starlink, può andarsi a leggere la pagina su Wikipedia e senza timore può credere a ciò che sta leggendo. Non è fantascienza, ma realtà. Quel visionario di Elon Musk ideò e presentò nel 2015 il primo piano che vedeva la creazione di una infrastruttura di 12 mila satelliti per telecomunicazioni in orbita attorno alla terra ad una quota di 550 km.

Dal progetto alla realizzazione il passo è stato davvero breve e la capacità di sviluppare tecnologia e di mettere in pratica quanto proposto ha fatto si che i primi satelliti fossero lanciati in orbita già nel 2018, utilizzando proprio l’azienda aerospaziale Space-X (sempre di Elon Musk).

La rete è (quasi) completa:

Oggi, Space-X ha continuato il rollout della sua costellazione a banda larga Starlink con un altro lancio di 60 satelliti il 7 aprile, avvicinandosi a fornire un servizio globale continuo.

Un Falcon 9 è decollato dallo Space Launch Complex 40 alla Space Force Station di Cape Canaveral alle 12:34 orario della costa est americana e dopo poco più di un ora dopo il suo carico di 60 satelliti Starlink era già in orbita.

Questo è stato il decimo lancio del Falcon 9 dell’anno per SpaceX, otto dei quali sono stati dedicati ai satelliti Starlink. L’azienda ha ora 1.378 satelliti in orbita se si tiene conto di quelli lanciati e successivamente deorbitati, secondo le statistiche mantenute da Jonathan McDowell (un astrofisico presso il Centro di astrofisica di Harvard-Smithsonian).

Questa costellazione è ora vicina alla dimensione necessaria per fornire almeno un servizio di base a livello globale (da qui quel “quasi” nel titolo) che rendono la rete ormai disponibile per i beta test su scala planetaria:

“Abbiamo una portata globale, ma non abbiamo ancora la piena connettività a livello globale”,

ha detto Gwynne Shotwell, presidente e chief operating officer di SpaceX, durante una tavola rotonda del 6 aprile al Satellite 2021 LEO Digital Forum.

“Speriamo che dopo circa 28 lanci avremo una copertura continua in tutto il mondo”,

ha aggiunto.

Questo lancio è il 23° di satelliti v1.0, anche se alcuni satelliti v0.9 lanciati quasi due anni fa rimangono in orbita, insieme a 10 satelliti v1.0 lanciati in orbita polare in una missione a gennaio.

Questo suggerisce che l’azienda raggiungerà la pietra miliare della copertura continua dopo altri quattro o cinque lanci.

Buroscrazia stellare:

Quei lanci spingerebbero Space-X contro la sua attuale autorizzazione FCC, che permette all’azienda di operare fino a 1.584 satelliti in orbite a circa 550 chilometri. L’attuale licenza dell’azienda dalla Federal Communications Commission le permette di operare 2.825 satelliti aggiuntivi ad altitudini da 1.100 a 1.300 chilometri.

SpaceX aveva presentato una richiesta alla FCC per modificare quella licenza, spostando quei satelliti aggiuntivi a 550 chilometri.

La FCC deve ancora pronunciarsi su tale modifica, ma l’attuale tasso di lancio di SpaceX significa che la società colpirà il suo attuale limite di satelliti a 550 chilometri entro un paio di mesi.

Shotwell ha menzionato durante un intervista che l’azienda sta

“portando i nostri satelliti giù dalla nostra altitudine originale”

per affrontare le preoccupazioni di sostenibilità spaziale. Non ha, però, affrontato la questione della modifica della licenza FCC, oltre a dire che la società avrebbe continuato a lanciare satelliti “come ci è permesso”.

Starlink rimane in un beta test negli Stati Uniti e in diversi altri paesi. Shotwell ha detto che non ci sono piani per terminare il beta test e passare al servizio commerciale completo nel prossimo futuro.

“Abbiamo ancora molto lavoro da fare per rendere la rete affidabile. Usciremo dalla beta quando avremo un prodotto davvero grande di cui saremo molto orgogliosi”.

Quale futuro per i paesi, le città e le nazioni:

Senza dubbio il progetto Starlink è uno dei più ingegnosi degli ultimi anni, nel campo delle telecomunicazioni e insieme al progetto parallelo di Amazon (Kuiper) sta ridisegnando quella che sarà la possibilità di interconnessione a livello globale.

Mentre si disegnano le nuove mappe geografiche basate proprio sulla capacità di connessione, queste due aziende stanno lavorando per dare in ogni luogo, a chiunque, la possibilità di restare sempre connesso.

Se fino ad oggi i grandi gestori di infrastrutture hanno fatto i conti con le disponibilità di cavidotti nel sottosuolo, rendendo molto spesso un cantiere continuo ogni città, possiamo già vedere un futuro dove la capillarità sarà assicurata dal cielo.

Paesi o nazioni che non hanno una infrastruttura organica, per disponibilità economiche o condizioni geografiche, potranno comunque garantire ai propri cittadini una connessione a banda larga.

Se questo concetto potesse poi esser spostato in una più ampia scala si potrebbero avere i servizi che una moderna smart city o addirittura “Smart Country” può offrire senza i limiti cittadini o nazionali.

Resto curioso di vedere fino a quanto questa tecnologia rimarrà al monopolio privato e quali paesi promulgheranno per primi regole che includano questi servizi.

https://www.youcanprint.it/lascesa-dellacqua/b/d56d4120-5bb3-5940-bdff-af422b5571b5Per maggiori approfondimenti o curiosità sul tema suggeriamo la lettura di questo romanzo:

L’Ascesa dell’Acqua

 

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